{"id":483,"date":"2014-10-03T15:20:55","date_gmt":"2014-10-03T15:20:55","guid":{"rendered":"https:\/\/staffblogs.le.ac.uk\/luigighirri\/?p=483"},"modified":"2025-02-26T13:20:54","modified_gmt":"2025-02-26T13:20:54","slug":"scrittori-marchigiani-e-sguardo-fotografico1-intervista-ad-angelo-ferracuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staffblogs.le.ac.uk\/luigighirri\/2014\/10\/03\/scrittori-marchigiani-e-sguardo-fotografico1-intervista-ad-angelo-ferracuti\/","title":{"rendered":"Sara Bonfili &#8211; Scrittori marchigiani e sguardo fotografico\/1. Intervista ad Angelo Ferracuti"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Testo di Sara Bonfili<\/strong><\/p>\n<p>Vi sono nelle Marche narratori che sembrano aver assunto l\u2019insegnamento ghirriano del \u2018pensare per immagini\u2019, e che lavorano con fotografi di riferimento: uno fra questi \u00e8 Angelo Ferracuti, che lavora con Mario Dondero dai tempi del settimanale de <em>La Stampa<\/em>, <em>Diario<\/em>, di Enrico Deaglio.<\/p>\n<p>L\u2019accoppiata scrittore-fotografo, va detto, non \u00e8 nuova in Italia. Risale almeno al 1959 quando Pier Paolo Pasolini e il fotografo de <em>Il Mondo<\/em> Paolo Di Paolo percorsero le coste italiane da nord a sud. Dal resoconto pasoliniano emergevano chiacchiericci, difetti, turbolenze della penisola che stava, pi\u00f9 o meno lentamente, cambiando. Il reportage usc\u00ec in tre puntate sulla rivista <em>Successo<\/em>.<\/p>\n<p>Ferracuti s\u2019inserisce in quella che lui chiama \u201csua seconda vita di scrittore\u201d, nella \u2018non fiction\u2019. <em>Viaggi da Fermo<\/em>[i] racconta storie e paesaggi con l\u2019occhio del reporter, cos\u00ec come <em>Il mondo in una<\/em> <em>regione<\/em>,[ii] <em>Il costo della vita<\/em>,[iii] <em>I tempi che corrono.<\/em>[iv]Attualmente lo scrittore sta lavorando con Ennio Brilli a un reportage nel Sulcis in Sardegna.<\/p>\n<p><strong>Cosa spinge uno scrittore a ricercare la propria materia con un fotografo?<\/strong><\/p>\n<p>Da una parte c\u2019\u00e8 un destino geografico, cio\u00e8 l\u2019esser cresciuto in una terra fotocentrica, le Marche, e in una citt\u00e0 con una presenza altrettanto forte della cultura fotografica, cio\u00e8 Fermo, dove oper\u00f2 Luigi Crocenzi, l\u2019inventore del racconto fotografico neorealista, dall\u2019altra l\u2019aver incontrato quello che considero il mio Maestro, cio\u00e8 Mario Dondero, in cui c\u2019\u00e8 una componente molto forte di avventura collettiva. Diciamo che lavorare insieme raddoppia la potenza di sguardo, di visione, e poi rinsalda quell\u2019umanit\u00e0 molto forte che sta dentro le relazioni umane.<\/p>\n<p><strong>Quanto sono indelebili le proprie radici quando si viaggia?<\/strong><\/p>\n<p>Naturalmente lo sguardo di cui parlavo prima si forma principalmente dove si \u00e8 nati. Ma i maestri possono essere tantissimi, a cominciare dai pittori per il modo come hanno concepito la rappresentazione dello spazio, e qui penso a Giotto, a Raffaello, che sono anche loro \u2018radice\u2019 di una certa Italia. Quindi quando si guardano le altre terre c\u2019\u00e8 sempre un confronto con le nostre per scoprirne meglio le diversit\u00e0, non solo paesaggistiche, architettoniche, ma anche antropologiche.<\/p>\n<p><strong>Vorrei da lei un parallelo tra l\u2019uso del dialetto e i particolari dei ritratti fotografici. <\/strong><\/p>\n<p>Certe inflessioni dialettali stanno in tutti gli scrittori, sono scorie della lingua italiana che hanno il pregio di arricchire, di rendere particolare lo stile. Certo nella lingua dialettale si conserva qualcosa di antico e profondo, quella cosa sinistra, quel particolare eccentrico che la fotografia riesce invece a cogliere miracolosamente con uno scatto.<\/p>\n<p><strong>La commistione di fiction e non fiction si lega all\u2019immaginazione oltre la soglia di Luigi Ghirri?<\/strong><\/p>\n<p>Ghirri \u00e8 legato a Celati e a un racconto (ma questo \u00e8 il giudizio di uno che conosce poco la storia della fotografia) secondo me pi\u00f9 intellettualistico, naturalmente innovativo ma diverso da quello umanistico di Dondero o etnico di Brilli, tanto per capirci. \u00c8 un altro tipo di fotografo, cos\u00ec come Celati, grandissimo, \u00e8 un altro tipo di scrittore. Sul resto, che dire? La fiction c\u2019\u00e8 sempre, quello che si \u00e8 visto e si descrive non \u00e8 quello che veramente si \u00e8 visto e si descrive, ma la dimensione finzionale, anche negli scrittori con una vocazione realista come me, molto legati alla storia sociale, \u00e8 sempre molto forte.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nato il sodalizio con Mario Dondero? Quali sono i principi che legano il vostro lavoro? <\/strong><\/p>\n<p>Ho conosciuto Mario credo una decina di anni fa, forse quindici. Osservando il suo modo di fare reportage mi sono talmente affascinato che ho smesso di scrivere fiction e ho iniziato quella che chiamo la mia seconda vita di scrittore. Una volta, invitati a Monfalcone per un lavoro sui lavoratori morti di amianto, mi disse che sarebbe stata un\u2019ottima idea fare un reportage insieme per <em>Diario<\/em>, davvero una esperienza di giornalismo culturale unica nel panorama dell\u2019ultimo ventennio. Usc\u00ec e fu il primo di tanti. Da lui ho imparato moltissimo, proprio come si fa, e soprattutto quella capacit\u00e0 straordinaria di entrare in empatia con gli altri, di darsi, partecipare a quella commedia umana che un Maestro come lui ha raccontato per tutta la vita in maniera umanissima. Credo ci unisca la curiosit\u00e0 per l\u2019altro, la passione per il nostro lavoro e quella politica. Poi sia a lui che a me piacciono molto le vite degli intellettuali: facemmo un altro reportage su Beppe Fenoglio ad Alba. Un\u2019altra cosa che ci lega ancora \u00e8 la trattoria, il collante sociale pi\u00f9 formidabile degli italiani, e naturalmente il buon vino.<\/p>\n<p><strong>Quale poetica prevale in lei, quella di denuncia o quella romanzesca?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo me prevale la prima, per\u00f2 con gli elementi stilistici della seconda. Nel senso che nel reportage si cerca sempre di cogliere quel senso di destino profondo che non \u00e8 solo dei fatti del momento, cio\u00e8 di quello che di attuale pu\u00f2 apparire qui ed ora, ma qualcosa di pi\u00f9 complesso e sedimentato nel tempo, in quel passato che illumina il presente e lo realizza persino.<\/p>\n<p><strong>Mi racconta il vostro progetto a Iglesias?<\/strong><\/p>\n<p>Sono andato per la prima volta l\u2019anno scorso a Carbonia per la presentazione di un mio libro. Quando sono sceso dall\u2019auto del mio amico libraio di Cagliari, ho sentito un senso di angoscia che mi prendeva allo stomaco. All\u2019incontro c\u2019era tanta gente, sindacalisti, operai che avevano perso il lavoro. Il Sulcis \u00e8 una zona che ha subito un forte impoverimento, trentamila disoccupati su centoventimila abitanti, la provincia pi\u00f9 povera d\u2019Europa. Ho cominciato a cercare le storie diciamo a tavolino, leggendo libri, in internet, poi ci sono tornato. Ecco, un\u2019altra cosa che mi ha insegnato Dondero \u00e8 quella che lui chiama \u201cl\u2019arte dell\u2019avvicinamento\u201d, cio\u00e8 tornare pi\u00f9 volte nei luoghi per approfondire, capire meglio, mettere a fuoco, la stessa cosa che ho fatto per il mio libro precedente, <em>Il costo della vita<\/em>, ambientato a Ravenna, dove sono tornato in un anno trenta volte. La stessa cosa far\u00f2 nel Sulcis, tra Iglesias e Carbonia, la scaletta sar\u00e0 rimontata e smontata molte volte, il racconto deraglier\u00e0, e alla fine trover\u00e0 il suo binario e il libro che ho promesso a Chiarelettere verr\u00e0 fuori. Ho chiesto a Ennio Brilli di accompagnarmi non solo perch\u00e9 ci lega una profonda amicizia, ma anche per il fatto che credo sia molto adatto a questo lavoro che mette insieme paesaggi umani e naturali, com\u2019\u00e8 per il lavoro di miniera. Secondo me ci divertiremo parecchio.<\/p>\n<ol>\n<li>A. Ferracuti, <em>Viaggi da Fermo. Un sillabario piceno<\/em>, con foto di Ennio Brilli, Roma, Laterza, 2009.<\/li>\n<li>Id., Daniele Maurizi, <em>Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche<\/em>, Roma, Ediesse, 2009.<\/li>\n<li>A. Ferracuti, <em>Il costo della vita<\/em>, con foto di Mario Dondero, Torino, Einaudi, 2013.<\/li>\n<li>Id., <em>I tempi che corrono<\/em>, Roma, Alegre, 2013.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Testo di Sara Bonfili Vi sono nelle Marche narratori che sembrano aver assunto l\u2019insegnamento ghirriano del \u2018pensare per immagini\u2019, e che lavorano con fotografi di riferimento: uno fra questi \u00e8 Angelo Ferracuti, che lavora con Mario Dondero dai tempi del settimanale de La Stampa, Diario, di Enrico Deaglio. 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